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Girovino 2018: di cosa si tratta?

Quinta edizione di Girovino presso Enoteca La Moscheta

L’evento enogastronomico, diventato ormai appuntamento fisso per decine di appassionati, è uno stimolo a intraprendere un percorso di degustazione consapevole.

Durante l’intera giornata, avrai l’occasione non solo di degustare più di 150 vini differenti ma anche di confrontarti direttamente con i produttori!

Come si svolge la giornata?

Sabato 20 Ottobre l’enoteca non farà servizio, resterà unicamente aperta per il Girovino.
Potrai, pagando un ticket di ingresso di 25 euro, avere accesso all’intera degustazione, accompagnata da assaggi di prodotti gastronomici in abbinamento.
Per i partecipanti riserviamo anche uno speciale sconto del 10% sull’acquisto di tutte le etichette in degustazione.

Girovino sarà un vero è proprio tour attraverso le tradizioni enologiche della penisola, con qualche puntata oltre confine.
Ad accompagnare i vini in degustazione una selezione di chicche gastronomiche che vi sveleremo passo per passo.
Sarai dei nostri?
Continua a seguirci sulla nostra pagina Facebook per restare aggiornati ed avere qualche piccola anteprima su Girovino 2018.

Non solo Brunello: le eccellenze enologiche del Montalcino

Il Brunello di Montalcino è un vino rosso prodotto ella zona di Montalcino, piccolo paese sito su una collina a poco più di 50 km a sud di Siena.
Il 15% del territorio sotto tale denominazione è coperto da vigneti.

STORIA DEL BRUNELLO

Montalcino è un piccolo paese sito su una collina a poco più di 50 km a sud di Siena. Il 15% del territorio di Montalcino è coperto da vigneti che originano uno dei prodotti vinicoli più famosi al mondo.
Il territorio di Montalcino, storicamente votato ad una produzione di vino di alta qualità è famoso già dal XVI secolo quando il suo prodotto venne definito “molto gradevole, sebbene non abbondante in quantità”.
Bisognerà però aspettare il 1800 perché il Brunello nasca ufficialmente sotto l’attuale denominazione.
Fu infatti sul finire dell’800 che un ex garibaldino, Ferruccio Biondi Santi si occupò, nella tenuta di famiglia, di restaurare i vigneti concentrandosi su un’unica varietà autoctona di Sangiovese detta Brunello per via del suo colore caratteristico.
Fu lo stesso Ferruccio nel 1888 a vinificare per la prima volta il Brunello di Montalcino in purezza dando il via ad una produzione che a distanza di pochi anni avrebbe scritto la storia della tradizione vinicola italiana.
Ci vorranno però ancora parecchi anni perché l’allevamento dei vitigni di Brunello di Montalcino raggiunga le dimensioni attuali.
Per molti anni è rimasto un vino poco diffuso riservato a cultori ed appassionati che hanno fortemente voluto l’attribuzione della DOP per questo pregevole prodotto vinicolo.
Nel 1967 fu fondato il consorzio a tutela dei produttori che ha contribuito al raggiungimento da parte della denominazione, dell’attuale forma oltre che nel 1980 del titolo di prima e più prestigiosa DOCG in Italia.
È vero che quando parliamo di Montalcino l’associazione immediata è quella con il Brunello, ma scavando più a fondo si possono scoprire prodotti di pregio vinificati a partire dallo stesso Sangiovese.
Il merito di tale varietà produttiva va al clima e al territorio che permettono raccolte differenti e vinificazioni quindi molto diverse tra loro.
Seppure più giovane e di facile beva, sul gradino successivo al Brunello, in un’ipotetica piramide riassuntiva delle tradizioni enologiche locali c’è il Rosso di Montalcino seguito da un più dolce e beverino Moscadello.
È proprio su questi due vini che concentreremo l’attenzione durante l’aperitivo di mercoledì 25 Luglio.
E per non farvi arrivare impreparati all’incontro, oltre a qualche cenno storico menzionato in precedenza vi lasciamo anche qualche indicazione sulle note gustative che ritroverete durante li assaggi.

 

COSA ASPETTARSI DALLA DEGUSTAZIONE DEI VINI DIELLA ZONA DEL MONTALCINO?
I vini delle colline Toscane del Montalcino riassume in aromi, profumi e gusti le peculiarità del territorio verde ma profondamente variabile.
Se parliamo di ROSSO DI MONTALCINO facciamo riferimento ad un prodotto enologico sicuramente più semplice da degustare rispetto al Brunello ma che riserva interessanti sorprese a livello di sensazioni palatali.
Il colore brillante e luminoso di questo vino incontra il suo sapore giovane e vivace originando un prodotto voluttuoso, morbido ma sempre fresco e fruttato.
Quando lo assaggerete capirete perché non è sufficiente che un vino sia invecchiato perché possa risultare perfetto.
Allo stesso tempo ci sentiamo di consigliare, magari per un degno fine pasto, il MOSCADELLO, vino da dessert brioso , dolce, aromatico e delicato in cui si riconoscono i segni di una vendemmia tardiva che da vita a sentori di frutta matura persistenti che accompagnano il palato avvolgente caratteristico dei vini di questa particolare zona vinicola.

 

Ti aspettiamo mercoledì 25 Luglio per degustare insieme alcune perle enologiche del territorio di Montalcino assieme ai referenti del consorzio, che presenti in enoteca, saranno lieti di accompagnare la degustazione a brevi e puntali cenni storici e tecnici dei processi di vinificazione.

Hofstätter: dove la tradizione incontra l’innovazione. 

Nel cuore dell’Alto Adige, a Termeno, la famiglia Foradori Hofstätter possiede una delle tenute più grandi del territorio altoatesino, frutto del lavoro di quattro generazioni che con passione hanno dedicato la loro vita al vino.

La diversità dei vigneti della tenuta esprime oggi il meglio della produzione vinicola dell’Alto Adige.

La dimensione e l’estensione ridotta dei vigneti, permettono inoltre, ancora oggi, una viticoltura manuale che si affianca però a tecnologie di avanguardia che hanno reso nel tempo l’intera tenuta un vero e proprio paradiso per gli amanti dell’enologia.

Circa cento anni fa, Josef Hofstätter fondava la casa vinicola intenzionato a coniugare nei suoi vini la sapiente tecnica di cui si avvaleva, la passione, il legame con il territorio e un’importantissima costanza qualitativa che avrebbe tenuto ben salda nel corso delle annate.

La scelta è stata quella di puntare tutto sulla forza espressiva della sua terra, coltivando a seconda dell’esposizione dell’appezzamento, le tipologie vinicole tradizionali del territorio Altotesino.

Sempre con i capisaldi della filosofia vinicola dal fondatore ben impressi, l’azienda vanta oggi una produzione di eccellenza rinnovata e al passo con i tempi grazie all’avanguardistica struttura di cui si compone.

Le innovazioni architettoniche della tenuta rispecchiano oggi infatti il credo di Martin Foradori Hofstätter, secondo il quale l’esistente, che rappresenta la tradizione e la storia, va trattato con rispetto senza togliere però spazio al rinnovo che deve essere preciso, risoluto e sempre adeguato ai tempi.

Una delle principali innovazioni, oltre alle avanguardie tecnologiche di produzione, è la decisione della famiglia di riportare in etichetta la dicitura “Vigna” accompagnata dal nome specifico del territorio di origine delle uve per riconoscerne l’eccellenza produttiva e legare ancora di più il prodotto al territorio.

Solo la denominazione ‘Vigna’ garantisce in Alto Adige la provenienza di un vino da uno specifico vigneto. 

La base dell’assortimento della cantina Hofstätter è composta dai bianchi e rossi classici.

Particolari uve sono poi scelte e riservate alle “Selezioni” e quasi al nucleo di cerchi concentrici che rappresentano la qualità delle produzioni, vi sono le punte di diamante, ovvero i vini nati dai vigneti storici della tenuta, alcuni dei quali vinificati solo in annate favorevoli.

È a questi ultimi, come accennato che è riservato in etichetta il riferimento alla vigna di origine.

 

Nella foto in alto vi riportiamo una selezione delle migliori etichette della cantina, che potrete venire a degustare in Enoteca.

Abbiamo scelto di consigliarvi questa volta unicamente vini da uve di Pinot Nero in una particolare declinazione di annate e produzioni.

MEZCAN PINOT NERO

Il Pinot Nero Mezcan, vinificato in purezza, è un vino di grande tipicità che si adatta ad un consumatore attento che ricerca in un Pinot Nero la morbidezza, la fragranza e l’aroma fruttato tipico.

RISERVA MAZON PINOT NERO

Con il suo colore rubino granato denso e profondo, i profumi tipici di sottobosco si rivela un vino caldo, armonico, coerente e rotondo, fine al palato, ma anche ricco di sfumature.

Raggiunge il suo massimo grado di espressione dopo un paio di anni di permanenza in bottiglia preceduti da un affinamento della durata di un anno in botti di rovere.

BARTHENAU VIGNA SANT’ URBANO

Questo vino è espressione di un Cru prestigioso collocato nel cuore dell’area vocata della Tenuta Barthenau in Mazon, dove una parte delle viti hanno oltre 65 anni di età.

Già il colore rosso rubino svela la concentrazione di questo vino che al primo impatto non sprigiona tutta la potenza del suo bouquet aromatico, ma che in successione libera aromi di amarene, lamponi alternati a delicati sentori di vaniglia.

Al palato, il Vigna Sant’ Urbano, rivela tutta la complessità di un vino che seppure stagionato in botti di rovere bilancia alla perfezione le sue componenti acide, tanniche e aromatiche.

LUDWIG BARTH VON BARTHENAU VIGNA ROCCOLO PINOT NERO

La Vigna Roccolo, insieme alla Vigna S. Urbano, è espressione di un altro Cru prestigioso dei nostri vigneti di proprietà nella zona di Mazon. Questo vigneto, collocato nel cuore di Mazon, già ai tempi dell’allora proprietario Ludwig Barth von Barthenau, era vicino ad un “Roccolo”, antico posto per catturare uccelli, un vigneto coltivato a Pinot Nero. Questo Pinot Nero rispecchia l’enorme potenziale di questo prestigioso Cru, nel quale crescono vigne che in parte hanno 70 anni di età.
Il Vigna Roccolo è un Pinot nero che già dal colore lascia presagire un’enorme concentrazione aromatica. Sarà sufficiente poco tempo nel calice perché questo vino sprigioni la complessità aromatica delle note di amarena e mirtillo rosso alternate a sentori di rovere dovuti alla prolungata maturazione in botte. La degustazione si conclude con un’inaspettata raffinatezza e un tannino lungo, persistente ma mai invasivo.

Zegla: un ‘Friulano’ d’eccellenza.

Renato Keber, Michele Blazic e Kristian Keber, uniti per il progetto Zegla Cru.

Obiettivo?
Valorizzare ulteriormente una delle zone già di per sé più votate ad una produzione vinicola di eccellenza: il Collio Orientale.
Zegla nello specifico è una piccola frazione di Cormòns in provincia di Gorizia che rappresenta il fiore all’occhiello dell’intero territorio vinicolo.
Caratterizzate da un terroir ideale per una produzione di alta qualità, le colline del Collio situate a due passi dal confine sloveno coprono un terreno di marna arenaria mista ad argilla, protetto dalle intemperie dal Monte Quarin e soggetto ad importanti escursioni termiche che costituiscono le condizioni ideali per la produzione di vini dalle caratteristiche organolettiche eccelse.
L’idea dei tre produttori è quella di dare origine ad un prodotto unico.
Per farlo, hanno stilato un vero e proprio disciplinare che prevede l’impiego in produzione di uve 100%Tocai Friulano, prodotte però unicamente nel comune di Zegla.
Perché possa rientrare nella nuova ‘denominazione’ il vino prodotto deve inoltre effettuare tre giorni di macerazione e quindi avvio di fermentazione con lieviti autoctoni oltre che un affinamento in legno di 2/3 anni, a cui seguirà una messa a dimora di circa 5 anni.
Tutte le bottiglie prodotte secondo il disciplinare appena citato potranno fregiarsi della denominazione e munirsi di un’etichetta comune, frutto dell’estro artistico di Maurizio Armellin che solo sul retro potranno riportare il nome della cantina di produzione.
In un’intervista, gli ideatori del progetto, motivano la loro scelta e spiegano il perché una mossa simile fosse necessaria:
“I vini esprimono le nostre diverse personalità – sottolineano i tre pionieri dello Zegla Cru – ma nel contempo raccontano in modo preciso le peculiarità di questo terroir, la nostra passione per il Friulano che molti di noi continuano a chiamare Tocai, un vitigno che rappresenta al meglio le nostre genti, la nostra storia, la nostra cultura”.
 
Il risultato è un vino estremamente versatile, che per le sue orizzontali caratteristiche organolettiche si presta alla degustazione in abbinamento alle preparazione più disparate, perché come direbbero i più affezionati bevitori friulani: “il Friulano non si abbina, si beve!”
 
Venite ad assaggiare “Zegla” in enoteca, il suo colore giallo paglierino, il bouquet aromatico ricco ed intenso e la sua spiccata mineralità mista ad un’equilibrato palato erbaceo vi lasceranno senza parole. 

Coravin: l’ossidazione del vino non è più un problema. Scopri perché!

Stappare un vino senza stapparlo. 
Giunge da oltreoceano lo strumento rivoluzionario che da un paio di anni spopola tra i winelover e nelle grandi enoteche.
Coravin è un tappo munito di ago e di una bomboletta contenente Argon compresso.
L’ago permette di bucare il tappo in sughero che grazie alla sua elasticità non subirà danni, e poter versare il vino che si desidera degustare.
Il compito principale spetta però all’Argon: questo gas infatti permette, quando iniettato nella bottiglia di saturarne il vuoto ed impedire l’ossidazione del vino senza ostacolarne il continuo processo di maturazione e invecchiamento.
A cosa serve? – vi starete chiedendo.
Grazie al Coravin le enoteche possono servire al calice vini di un certo prestigio e lo stesso possono fare appassionati che conservano gelosamente in piccole cantine domestiche etichette per occasioni speciali.
Vieni a scoprire questa innovativa soluzione da Enoteca La Moscheta: grazie al Coravin potremo farti assaggiare vini speciali anche per il calice dell’aperitivo

Terzo appuntamento con Spetègolemo de Vin. Cos’è il tannino e come influisce sulla percezione gustativa di un vino?

Pronti per il quarto ed ultimo appuntamento con questa prima edizione di “Spetègolemo de Vin“?

Prima di lasciarci e darci appuntamento al prossimo ciclo di degustazioni, facciamo un breve riepilogo del terzo incontro tenutosi lo scorso martedì.
Quattro i vini degustati, quattro prodotti completamente differenti, quattro regioni a confronto e un unico punto in comune: il tannino .

La parola TANNINO fa riferimento ad un composto polifenolico contenuto nella buccia dei frutti, nei raspi e nei vinaccioli della vite che in vinificazione conferiscono la ‘tannicità‘ al prodotto.

Oltre ad avere proprietà conservanti e ad influire sul colore del vino, i tannini hanno un ruolo fondamentale a livello gustativo.
I tannini infatti contribuiscono a dare al vino corpo e struttura e sono responsabili della tipica sensazione di astringenza dovuta all’interazione di questi polifenoli con le proteine della saliva.

Facciamo ora un breve excursus delle principali caratteristiche dei vini degustati.

VINO 1: Collio Ribolla Gialla DOC 2011 – La Castellada
Un inizio sorprendente per i neofiti del settore: anche i vini bianchi possono essere considerati tannici.
Abbiamo voluto fare in modo che i partecipanti alla degustazione potessero constatare questa peculiarità facendo loro degustare una Ribolla Gialla caratterizzata da una forte componente tannica dovuta al lungo periodo di macerazione.
Un vino dal colore giallo carico con note ambrate e profumi evoluti di fiori essiccati. Percepibile il rimandano netto a sentori di cedro e mimosa che sposano la percezione gustativa ricca e minerale che ricorda aromi di albicocche secche e zucchero di canna.

VINO 2: Grignolino d’Asti DOC “Limonte” 2015 – Braida di Giacomo Bologna
È un vino dal colore rubino chiaro luminoso, con un profumo floreale delicato e netti rimandi ad aromi di rosa.
Al gusto risulta molto fresco e speziato, sottile e con una pronunciata durevolezza che finisce con un palato marcatamente floreale.

VINO 3: Chianti Classico Riserva DOCG “La Forra” 2013 – Tenute di Nozzole
Si distingue nel calice per il suo color rubino intenso, in perfetta armonia con il suo profumo di marasca spiritata, frutti rossi maturi e spezie.
Al palato giunge in maniera equilibrata e avvolgente. Risulta ricco e caldo con un tannino morbido che supporta il suo abbinamento a piatti dai sapori strutturati.

VINO 4: Barbaresco -Meruzzano 2015 – Orlando Abrigo
Con il suo colore rubino intenso ed un bouquet ricco e complesso con netti rimandi a frutti rossi, unisce elementi speziati e dolci dovuti alla maturazione in rovere a caratteri più severi e spigolosi causati dall’importante presenta tannica.

Anche questo ulteriore passo avanti verso la degustazione consapevole è stato fatto.
Adesso il termine tannico non vi lascerà più perplessi, vi fornirà anzi importanti spunti di riflessione per una più attenta valutazione del vino in degustazione.

Spetègolemo de Vin: un breve riassunto della seconda serata del nostro percorso per imparare ad apprezzare il vino.

Anche la seconda serata di Spetègolemo de Vin ha raggiunto l’esito sperato.

L’entusiasmo e la collaborazione durante i quattro assaggi dei vini scelti per la serata, hanno portato i partecipanti a fare un passo in avanti in questo divertente percorso verso la ‘consapevolezza degustativa’.

Lo scorso martedì in occasione del secondo appuntamento, abbiamo voluto incentrare l’attenzione su due caratteristiche molto particolari spesso non semplici da individuare e caratterizzare in un vino: l’acidità e la sapidità.

Come lo abbiamo fatto? Assaggiando quattro tipologie enologiche differenti che in un crescendo di intensità ci hanno aiutato a comprendere i diversi gradi di percezione delle due sensazioni palatali.

VINO 1: Champagne Lemaire – Cuvée Trianon

Un inizio di classe: il perlage raffinato e l’etereo odore di pasta di mandorle hanno dato il via al percorso.

Fiore all’occhiello della produzione, questo Champagne presenta un colore chiaro, delicato, quasi trasparente che rimanda a note degustative altrettanto delicate.

Prodotto da 50% di uve di PInot Nero e 50% Chardonnay, mantiene grazie alle metodologie di lavorazione, le caratteristiche originarie di mineralità dovuta al terreno di coltivazione e di acidità causata da una mancata fermentazione malolattica.

VINO 2: Riesling della Mosella – Dr. Fischer

Il riesling è un vitigno molto diffuso nella Germania centro orientale e le zone di produzione ne modificano le caratteristiche organolettiche.

Il Riesling in degustazione è prodotto da vitigni localizzati a ridosso del fiume Mosella e segue la denominazione Trocken che ne specifica il grado zuccherino minimo, si tratta infatti del vino più secco della produzione.

Il Riesling in tutte le sue declinazioni mantiene una spiccata nota acida che nel caso del vino in degustazione si accompagna a iniziali sentori di idrocarburi per poi passare a note floreali e fruttate di pesca gialla e di ananas.

VINO 3: Saumur Blanc- L’INSOLITE- Thierry Germain

Ci troviamo a Verrain, poco lontano da Saumur, a ridosso di uno dei luoghi più vocati di tutta la denominazione, culla dei migliori vini della Loira.

Il Saumur Chenin Blanc che abbiamo avuto l’onore di degustare è un vino mitico, unanimamente considerato come una delle più alte espressioni dello Chenin Blanc.

Il suo colore giallo paglierino brillante e le note olfattive marcate rimandano ad una forte espressività territoriale che ritroviamo anche nelle sue caratteristiche degustative.

Agrumato, a tratti mentolato, con profumi marcati di camomilla, fieno e pesca bianca regala sensazioni palatali meravigliosamente eleganti dove freschezza e sapidità raggiungono un perfetto equilibrio, rendendo in chiusura il calice elegante e raffinato

VINO 4: Bourgogne Rouge – cuvée Latour 2015 – Louis Latour

Una degustazione che si rispetti merita una chiusura eccezionale e noi l’abbiamo avuta grazie al Bourgogne Rouge stappato lo scorso martedì.

Rosso rubino intenso e brillante, rivela sentori fruttati caratteristici di lampone e ribes nero che accompagnano un vago rimando alla liquirizia.

Ottenuto dalla vinificazione di uve di Pinot Nero in purezza, il Bourgogne Rouge degustato regala un sorso dalla spiccata acidità, tipica del vitigno, connotata da tannini morbidi e da un generale armonico equilibrio.

 

Non ci resta che aspettare l’incontro di stasera con Spetègolemo de Vin per scoprire le sorprese che Emanuele ci riserverà per questo terzo incontro del nostro percorso verso la ‘Degustazione consapevole’.

 

Spetegolèmo de Vin: il primo appuntamento del percorso per imparare ad apprezzare il vino.

Per degustare un vino non è sempre necessario essere esperti enologi o sommelier, è importante piuttosto imparare a conoscerne le caratteristiche e a riconoscerne invece i difetti o le anomalie.
Degustare significa bere consapevolmente e consapevolezza equivale spesso a conoscenza.
Sapere da cosa originano determinate caratteristiche attribuibili al vino o come tali caratteristiche si evolvono può aiutare nella scelta e nell’abbinamento di un prodotto enologico ad un piatto.

Osservare, annusare e degustare sono le azioni utili per l’analisi sensoriale di un vino.
Ed è questo che impareremo a fare durante i percorsi di degustazione a cui sarà abbinato un confronto utile alla comprensione mirata della maggior parte delle caratteristiche percepite durante gli assaggi.

Che un vino sia acido più di un altro, poco importa, ma a cosa è dovuta questa acidità?
E se facciamo riferimento al colore, perché un rosso è più intenso di un altro?
E le bollicine dello Champagne sono a volte più fini ed altre più invasive, perché?

A queste domande è più facile dare una risposta DEGUSTANDO.

Il primo appuntamento con Spetègolemo de Vin.

Per la prima serata del nostro percorso di degustazione abbiamo scelto quattro vini profondamente diversi, ma con forti peculiarità che abbiamo cercato attraverso le fasi dell’analisi, di riconoscere e spiegare.

VINO N° 1: Champagne Roger Barnier.
La finezza del perlage accompagnano in questo assaggio le note caratteristiche di crosta di pane dovute al lungo periodo di permanenza sui lieviti, tipico del processo di produzione dello Champagne (il metodo Champenoise).
In fase di assaggio la grande acidità è stata la caratteristica prontamente recepita dai presenti che hanno però avuto anche il piacere di notare come l’evoluzione della stessa sfoci in un finale armonico e persistente.

VINO N°2: Sauvignon Ronco del Cerò.
Il colore caratteristico giallo paglierino dai riflessi dorati ha subito creato un netto distacco tra questo secondo assaggio e il primo precedentemente citato.
La complessità del vitigno da cui è prodotto origina al naso la nota animale che ha spiazzato gli assaggiatori, ma li ha anche stupiti quando ammorbidendosi ha ceduto alle somiglianze con la foglia di pomodoro e frutta esotica.
L’acidità forte del Souvignon di Venica ha accompagnato nel finale della degustazione, la sapidità caratteristica di questo vino e la sua netta persistenza.

VINO N°3: Pinot Nero Riserva Mazon Hofstatter.
Con il terzo assaggio, abbiamo compiuto un salto e siamo passati alla degustazione di vini rossi anche piuttosto importanti.
Il Pinot Nero con il suo colore rubino leggermente scarico, ha estasiato i presenti. Il palato fresco e le sue note di frutti di bosco hanno accompagnato durante l’analisi olfattiva i sentori di muschio caratteristici.
L’acidità e il carattere spigoloso hanno lasciato spazio sul finale, a sentori di tabacco che hanno contribuito ad ammorbidirne il palato.

VINO N°4: Brunello di Montalcino Lisini.
Dulcis in fundo, uno dei capisaldi della tradizione enologica nazionale che con il suo colore rubino intenso dai riflessi granati ha ammaliato i partecipanti alla degustazione.
La contrapposizione netta delle percezioni olfattive quasi dolci a quelle palatali sicuramente più spigolose dovute al tannino ancora fortemente presente è stata oggetto di discussione nel corso dell’analisi del Brunello in degustazione.

 

Con quattro nuove fantastiche etichette segnate nell’agenda dei vini da ‘tenere a mente’ abbiamo concluso la prima entusiasmante serata leggermente più consapevoli e pronti per il prossimo step.

Bodegas Toro Albalà: la storia dell’eccellenza enologica spagnola.

Bodegas Toro Albalà nacque nel cuore della pittoresca campagna cordobese, sui resti di una vecchia centrale elettrica da origine al nome con cui uno dei più celebri vini spagnoli viene chiamato dal popolo: “Electrico”.

Intorno al 1922, l’inconsapevole lungimiranza dell’agricoltore Jose Maria Toro Albalà trasformò il suo azzardo in una vera e propria fortuna.

Andando contro tutti i canoni di parsimonia e morigeratezza che la povertà imponeva, Jose Mara decise di conservare le migliori annate di “fino” (nome comune del vino più diffuso al tempo), per destinarle ai palati più esperti ed esigenti e studiarne le evoluzioni.

Il cambio generazionale, avvenuto all’inizio degli anni ’60 segna il successo della cantina.

Il nipote del folle fondatore, Antonio Sanchez, studiò enologia e prese in mano le redini della cantina chiamata “Bodega” trasformandola in un capolavoro della cultura enologica spagnola.

Al sapere enologico unì infatti la passione per l’arte e in un ambiente caldo e perennemente intriso dell’odore delle botti di Amontillado, creò vini che divennero famosi in tutti il mondo utilizzando anche e soprattutto quelle bottiglie che il nonno aveva conservato decine di anni prima.

Le punte di diamante della cantina?

Il celebre Amontillado e gli eccezionali Don PX.

I VINI RINFORZATI: STORIA DI UNA TRADIZIONE CENTENARIA .

Nei vini rinforzati spagnoli, si cela la storia di una terra e di una cultura che giunge fino a noi in parte molto sottovalutata.

I vini rinforzati, a cui è stata aggiunta una percentuale variabile di alcol dopo una prima fermentazione, mantenendo un residuo zuccherino notevole ma mai eccessivo, conferiscono al vino un’unicità non sempre di facile interpretazione.

Le note complesse dei Pedro Ximenez d’annata o degli Amontillado sono da un lato perfette componenti di vini da meditazione ma, in un abbinamento più ricercato, potrebbero sorprendere e regalare esperienze sensoriali uniche se abbinati a preparazioni di un certo spessore gustativo.

CLASSICO INTRAMONTABILE: DON PX E CIOCCOLATO

Nel più classico e intramontabile degli abbinamenti, come si nota da immagine, abbiamo voluto abbinare questa perla dell’enologia spagnola alla cioccolata.

Attenzione però, non ad una semplice barretta di cioccolato, ma al nocciolato di Guido Gobino.

L’eccellenza della cioccolateria italiana rappresentata da questo celebre maitre chocolatier, accompagnata alla fragrante tostatura delle nocciole piemontesi scelte, da origine a un prodotto raffinato, complesso, con un sapore chiaro in cui il cacao e la sua grassezza avvolgono il palato preparandolo all’intensità degli aromi che un buon Pedro Ximenez Riserva, genererà in un raffinato dopocena.

 

Venite a scoprire questo e tanti altri fantastici abbinamenti a Enoteca La Moscheta!

 

Come mai sempre più giovani apprezzano il buon vino, soprattutto a Padova?

713 le enoteche (o “oasi del vino”) in Veneto, di cui 144 solo nella provincia di Padova!

La ricerca del vino, di quello buono, magari biodinamico, di quello regionale e tradizionale, la ricerca dell’abbinamento giusto e del calice idoneo ad ogni ricorrenza hanno spinto negli ultimi cinque anni sempre più giovani a spostarsi dai bar e dai pub alle enoteche.

Ce lo conferma un’indagine di Coldiretti e della Camera di commercio di Milano: i giovani tra i 25 e i 35 anni cercano la qualità e diventano consapevoli del fatto che ‘meglio meno ma più buono’.

Il risultato dell’indagine è confortante per noi che di questo mestiere viviamo da generazioni.

Il vino è il nostro mestiere e l’entusiasmo dei giovani che curiosi ci richiedono le etichette migliori e notizie approfondite su produzioni e produttori ci rende felici e ci spinge ad aprire le porte delle nostre attività alle novità del settore vitivinicolo che, come i clienti, hanno subito un generale ringiovanimento.

I tempi sono cambiati e l’inversione di rotta dei consumi è sempre più evidente.

Rispetto a 38 anni fa, quando Enoteca La Moscheta ha aperto le sue porte ai primi clienti e appassionati, si possono notare molte differenze, non soltanto quelle relative al netto abbassamento dell’età dei nostri principali fruitori.

Il vino rosso è ora apprezzato anche dalle donne, la qualità ha sostituito il prezzo nelle discriminanti richieste del cliente e anche il fattore “tradizione” è sempre più una costante nei desideri espressi da coloro che siedono ai nostri tavoli.

Pronti ad accogliere i nostri giovani clienti, siamo entusiasti della passione che sempre più anima i gusti enologici dei veneti quanto degli italiani in generale.

Fonti: http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2018/01/17/news/padova-enoteche-aumentano-i-giovani-che-cercano-qualita-1.16363245?ref=hfmppdec-1