Category Archives: Uncategorized

Coravin: l’ossidazione del vino non è più un problema. Scopri perché!

Stappare un vino senza stapparlo. 
Giunge da oltreoceano lo strumento rivoluzionario che da un paio di anni spopola tra i winelover e nelle grandi enoteche.
Coravin è un tappo munito di ago e di una bomboletta contenente Argon compresso.
L’ago permette di bucare il tappo in sughero che grazie alla sua elasticità non subirà danni, e poter versare il vino che si desidera degustare.
Il compito principale spetta però all’Argon: questo gas infatti permette, quando iniettato nella bottiglia di saturarne il vuoto ed impedire l’ossidazione del vino senza ostacolarne il continuo processo di maturazione e invecchiamento.
A cosa serve? – vi starete chiedendo.
Grazie al Coravin le enoteche possono servire al calice vini di un certo prestigio e lo stesso possono fare appassionati che conservano gelosamente in piccole cantine domestiche etichette per occasioni speciali.
Vieni a scoprire questa innovativa soluzione da Enoteca La Moscheta: grazie al Coravin potremo farti assaggiare vini speciali anche per il calice dell’aperitivo

Terzo appuntamento con Spetègolemo de Vin. Cos’è il tannino e come influisce sulla percezione gustativa di un vino?

Pronti per il quarto ed ultimo appuntamento con questa prima edizione di “Spetègolemo de Vin“?

Prima di lasciarci e darci appuntamento al prossimo ciclo di degustazioni, facciamo un breve riepilogo del terzo incontro tenutosi lo scorso martedì.
Quattro i vini degustati, quattro prodotti completamente differenti, quattro regioni a confronto e un unico punto in comune: il tannino .

La parola TANNINO fa riferimento ad un composto polifenolico contenuto nella buccia dei frutti, nei raspi e nei vinaccioli della vite che in vinificazione conferiscono la ‘tannicità‘ al prodotto.

Oltre ad avere proprietà conservanti e ad influire sul colore del vino, i tannini hanno un ruolo fondamentale a livello gustativo.
I tannini infatti contribuiscono a dare al vino corpo e struttura e sono responsabili della tipica sensazione di astringenza dovuta all’interazione di questi polifenoli con le proteine della saliva.

Facciamo ora un breve excursus delle principali caratteristiche dei vini degustati.

VINO 1: Collio Ribolla Gialla DOC 2011 – La Castellada
Un inizio sorprendente per i neofiti del settore: anche i vini bianchi possono essere considerati tannici.
Abbiamo voluto fare in modo che i partecipanti alla degustazione potessero constatare questa peculiarità facendo loro degustare una Ribolla Gialla caratterizzata da una forte componente tannica dovuta al lungo periodo di macerazione.
Un vino dal colore giallo carico con note ambrate e profumi evoluti di fiori essiccati. Percepibile il rimandano netto a sentori di cedro e mimosa che sposano la percezione gustativa ricca e minerale che ricorda aromi di albicocche secche e zucchero di canna.

VINO 2: Grignolino d’Asti DOC “Limonte” 2015 – Braida di Giacomo Bologna
È un vino dal colore rubino chiaro luminoso, con un profumo floreale delicato e netti rimandi ad aromi di rosa.
Al gusto risulta molto fresco e speziato, sottile e con una pronunciata durevolezza che finisce con un palato marcatamente floreale.

VINO 3: Chianti Classico Riserva DOCG “La Forra” 2013 – Tenute di Nozzole
Si distingue nel calice per il suo color rubino intenso, in perfetta armonia con il suo profumo di marasca spiritata, frutti rossi maturi e spezie.
Al palato giunge in maniera equilibrata e avvolgente. Risulta ricco e caldo con un tannino morbido che supporta il suo abbinamento a piatti dai sapori strutturati.

VINO 4: Barbaresco -Meruzzano 2015 – Orlando Abrigo
Con il suo colore rubino intenso ed un bouquet ricco e complesso con netti rimandi a frutti rossi, unisce elementi speziati e dolci dovuti alla maturazione in rovere a caratteri più severi e spigolosi causati dall’importante presenta tannica.

Anche questo ulteriore passo avanti verso la degustazione consapevole è stato fatto.
Adesso il termine tannico non vi lascerà più perplessi, vi fornirà anzi importanti spunti di riflessione per una più attenta valutazione del vino in degustazione.

Spetègolemo de Vin: un breve riassunto della seconda serata del nostro percorso per imparare ad apprezzare il vino.

Anche la seconda serata di Spetègolemo de Vin ha raggiunto l’esito sperato.

L’entusiasmo e la collaborazione durante i quattro assaggi dei vini scelti per la serata, hanno portato i partecipanti a fare un passo in avanti in questo divertente percorso verso la ‘consapevolezza degustativa’.

Lo scorso martedì in occasione del secondo appuntamento, abbiamo voluto incentrare l’attenzione su due caratteristiche molto particolari spesso non semplici da individuare e caratterizzare in un vino: l’acidità e la sapidità.

Come lo abbiamo fatto? Assaggiando quattro tipologie enologiche differenti che in un crescendo di intensità ci hanno aiutato a comprendere i diversi gradi di percezione delle due sensazioni palatali.

VINO 1: Champagne Lemaire – Cuvée Trianon

Un inizio di classe: il perlage raffinato e l’etereo odore di pasta di mandorle hanno dato il via al percorso.

Fiore all’occhiello della produzione, questo Champagne presenta un colore chiaro, delicato, quasi trasparente che rimanda a note degustative altrettanto delicate.

Prodotto da 50% di uve di PInot Nero e 50% Chardonnay, mantiene grazie alle metodologie di lavorazione, le caratteristiche originarie di mineralità dovuta al terreno di coltivazione e di acidità causata da una mancata fermentazione malolattica.

VINO 2: Riesling della Mosella – Dr. Fischer

Il riesling è un vitigno molto diffuso nella Germania centro orientale e le zone di produzione ne modificano le caratteristiche organolettiche.

Il Riesling in degustazione è prodotto da vitigni localizzati a ridosso del fiume Mosella e segue la denominazione Trocken che ne specifica il grado zuccherino minimo, si tratta infatti del vino più secco della produzione.

Il Riesling in tutte le sue declinazioni mantiene una spiccata nota acida che nel caso del vino in degustazione si accompagna a iniziali sentori di idrocarburi per poi passare a note floreali e fruttate di pesca gialla e di ananas.

VINO 3: Saumur Blanc- L’INSOLITE- Thierry Germain

Ci troviamo a Verrain, poco lontano da Saumur, a ridosso di uno dei luoghi più vocati di tutta la denominazione, culla dei migliori vini della Loira.

Il Saumur Chenin Blanc che abbiamo avuto l’onore di degustare è un vino mitico, unanimamente considerato come una delle più alte espressioni dello Chenin Blanc.

Il suo colore giallo paglierino brillante e le note olfattive marcate rimandano ad una forte espressività territoriale che ritroviamo anche nelle sue caratteristiche degustative.

Agrumato, a tratti mentolato, con profumi marcati di camomilla, fieno e pesca bianca regala sensazioni palatali meravigliosamente eleganti dove freschezza e sapidità raggiungono un perfetto equilibrio, rendendo in chiusura il calice elegante e raffinato

VINO 4: Bourgogne Rouge – cuvée Latour 2015 – Louis Latour

Una degustazione che si rispetti merita una chiusura eccezionale e noi l’abbiamo avuta grazie al Bourgogne Rouge stappato lo scorso martedì.

Rosso rubino intenso e brillante, rivela sentori fruttati caratteristici di lampone e ribes nero che accompagnano un vago rimando alla liquirizia.

Ottenuto dalla vinificazione di uve di Pinot Nero in purezza, il Bourgogne Rouge degustato regala un sorso dalla spiccata acidità, tipica del vitigno, connotata da tannini morbidi e da un generale armonico equilibrio.

 

Non ci resta che aspettare l’incontro di stasera con Spetègolemo de Vin per scoprire le sorprese che Emanuele ci riserverà per questo terzo incontro del nostro percorso verso la ‘Degustazione consapevole’.

 

Spetegolèmo de Vin: il primo appuntamento del percorso per imparare ad apprezzare il vino.

Per degustare un vino non è sempre necessario essere esperti enologi o sommelier, è importante piuttosto imparare a conoscerne le caratteristiche e a riconoscerne invece i difetti o le anomalie.
Degustare significa bere consapevolmente e consapevolezza equivale spesso a conoscenza.
Sapere da cosa originano determinate caratteristiche attribuibili al vino o come tali caratteristiche si evolvono può aiutare nella scelta e nell’abbinamento di un prodotto enologico ad un piatto.

Osservare, annusare e degustare sono le azioni utili per l’analisi sensoriale di un vino.
Ed è questo che impareremo a fare durante i percorsi di degustazione a cui sarà abbinato un confronto utile alla comprensione mirata della maggior parte delle caratteristiche percepite durante gli assaggi.

Che un vino sia acido più di un altro, poco importa, ma a cosa è dovuta questa acidità?
E se facciamo riferimento al colore, perché un rosso è più intenso di un altro?
E le bollicine dello Champagne sono a volte più fini ed altre più invasive, perché?

A queste domande è più facile dare una risposta DEGUSTANDO.

Il primo appuntamento con Spetègolemo de Vin.

Per la prima serata del nostro percorso di degustazione abbiamo scelto quattro vini profondamente diversi, ma con forti peculiarità che abbiamo cercato attraverso le fasi dell’analisi, di riconoscere e spiegare.

VINO N° 1: Champagne Roger Barnier.
La finezza del perlage accompagnano in questo assaggio le note caratteristiche di crosta di pane dovute al lungo periodo di permanenza sui lieviti, tipico del processo di produzione dello Champagne (il metodo Champenoise).
In fase di assaggio la grande acidità è stata la caratteristica prontamente recepita dai presenti che hanno però avuto anche il piacere di notare come l’evoluzione della stessa sfoci in un finale armonico e persistente.

VINO N°2: Sauvignon Ronco del Cerò.
Il colore caratteristico giallo paglierino dai riflessi dorati ha subito creato un netto distacco tra questo secondo assaggio e il primo precedentemente citato.
La complessità del vitigno da cui è prodotto origina al naso la nota animale che ha spiazzato gli assaggiatori, ma li ha anche stupiti quando ammorbidendosi ha ceduto alle somiglianze con la foglia di pomodoro e frutta esotica.
L’acidità forte del Souvignon di Venica ha accompagnato nel finale della degustazione, la sapidità caratteristica di questo vino e la sua netta persistenza.

VINO N°3: Pinot Nero Riserva Mazon Hofstatter.
Con il terzo assaggio, abbiamo compiuto un salto e siamo passati alla degustazione di vini rossi anche piuttosto importanti.
Il Pinot Nero con il suo colore rubino leggermente scarico, ha estasiato i presenti. Il palato fresco e le sue note di frutti di bosco hanno accompagnato durante l’analisi olfattiva i sentori di muschio caratteristici.
L’acidità e il carattere spigoloso hanno lasciato spazio sul finale, a sentori di tabacco che hanno contribuito ad ammorbidirne il palato.

VINO N°4: Brunello di Montalcino Lisini.
Dulcis in fundo, uno dei capisaldi della tradizione enologica nazionale che con il suo colore rubino intenso dai riflessi granati ha ammaliato i partecipanti alla degustazione.
La contrapposizione netta delle percezioni olfattive quasi dolci a quelle palatali sicuramente più spigolose dovute al tannino ancora fortemente presente è stata oggetto di discussione nel corso dell’analisi del Brunello in degustazione.

 

Con quattro nuove fantastiche etichette segnate nell’agenda dei vini da ‘tenere a mente’ abbiamo concluso la prima entusiasmante serata leggermente più consapevoli e pronti per il prossimo step.

Bodegas Toro Albalà: la storia dell’eccellenza enologica spagnola.

Bodegas Toro Albalà nacque nel cuore della pittoresca campagna cordobese, sui resti di una vecchia centrale elettrica da origine al nome con cui uno dei più celebri vini spagnoli viene chiamato dal popolo: “Electrico”.

Intorno al 1922, l’inconsapevole lungimiranza dell’agricoltore Jose Maria Toro Albalà trasformò il suo azzardo in una vera e propria fortuna.

Andando contro tutti i canoni di parsimonia e morigeratezza che la povertà imponeva, Jose Mara decise di conservare le migliori annate di “fino” (nome comune del vino più diffuso al tempo), per destinarle ai palati più esperti ed esigenti e studiarne le evoluzioni.

Il cambio generazionale, avvenuto all’inizio degli anni ’60 segna il successo della cantina.

Il nipote del folle fondatore, Antonio Sanchez, studiò enologia e prese in mano le redini della cantina chiamata “Bodega” trasformandola in un capolavoro della cultura enologica spagnola.

Al sapere enologico unì infatti la passione per l’arte e in un ambiente caldo e perennemente intriso dell’odore delle botti di Amontillado, creò vini che divennero famosi in tutti il mondo utilizzando anche e soprattutto quelle bottiglie che il nonno aveva conservato decine di anni prima.

Le punte di diamante della cantina?

Il celebre Amontillado e gli eccezionali Don PX.

I VINI RINFORZATI: STORIA DI UNA TRADIZIONE CENTENARIA .

Nei vini rinforzati spagnoli, si cela la storia di una terra e di una cultura che giunge fino a noi in parte molto sottovalutata.

I vini rinforzati, a cui è stata aggiunta una percentuale variabile di alcol dopo una prima fermentazione, mantenendo un residuo zuccherino notevole ma mai eccessivo, conferiscono al vino un’unicità non sempre di facile interpretazione.

Le note complesse dei Pedro Ximenez d’annata o degli Amontillado sono da un lato perfette componenti di vini da meditazione ma, in un abbinamento più ricercato, potrebbero sorprendere e regalare esperienze sensoriali uniche se abbinati a preparazioni di un certo spessore gustativo.

CLASSICO INTRAMONTABILE: DON PX E CIOCCOLATO

Nel più classico e intramontabile degli abbinamenti, come si nota da immagine, abbiamo voluto abbinare questa perla dell’enologia spagnola alla cioccolata.

Attenzione però, non ad una semplice barretta di cioccolato, ma al nocciolato di Guido Gobino.

L’eccellenza della cioccolateria italiana rappresentata da questo celebre maitre chocolatier, accompagnata alla fragrante tostatura delle nocciole piemontesi scelte, da origine a un prodotto raffinato, complesso, con un sapore chiaro in cui il cacao e la sua grassezza avvolgono il palato preparandolo all’intensità degli aromi che un buon Pedro Ximenez Riserva, genererà in un raffinato dopocena.

 

Venite a scoprire questo e tanti altri fantastici abbinamenti a Enoteca La Moscheta!

 

Come mai sempre più giovani apprezzano il buon vino, soprattutto a Padova?

713 le enoteche (o “oasi del vino”) in Veneto, di cui 144 solo nella provincia di Padova!

La ricerca del vino, di quello buono, magari biodinamico, di quello regionale e tradizionale, la ricerca dell’abbinamento giusto e del calice idoneo ad ogni ricorrenza hanno spinto negli ultimi cinque anni sempre più giovani a spostarsi dai bar e dai pub alle enoteche.

Ce lo conferma un’indagine di Coldiretti e della Camera di commercio di Milano: i giovani tra i 25 e i 35 anni cercano la qualità e diventano consapevoli del fatto che ‘meglio meno ma più buono’.

Il risultato dell’indagine è confortante per noi che di questo mestiere viviamo da generazioni.

Il vino è il nostro mestiere e l’entusiasmo dei giovani che curiosi ci richiedono le etichette migliori e notizie approfondite su produzioni e produttori ci rende felici e ci spinge ad aprire le porte delle nostre attività alle novità del settore vitivinicolo che, come i clienti, hanno subito un generale ringiovanimento.

I tempi sono cambiati e l’inversione di rotta dei consumi è sempre più evidente.

Rispetto a 38 anni fa, quando Enoteca La Moscheta ha aperto le sue porte ai primi clienti e appassionati, si possono notare molte differenze, non soltanto quelle relative al netto abbassamento dell’età dei nostri principali fruitori.

Il vino rosso è ora apprezzato anche dalle donne, la qualità ha sostituito il prezzo nelle discriminanti richieste del cliente e anche il fattore “tradizione” è sempre più una costante nei desideri espressi da coloro che siedono ai nostri tavoli.

Pronti ad accogliere i nostri giovani clienti, siamo entusiasti della passione che sempre più anima i gusti enologici dei veneti quanto degli italiani in generale.

Fonti: http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2018/01/17/news/padova-enoteche-aumentano-i-giovani-che-cercano-qualita-1.16363245?ref=hfmppdec-1