Spetegolèmo de Vin: il primo appuntamento del percorso per imparare ad apprezzare il vino.

Per degustare un vino non è sempre necessario essere esperti enologi o sommelier, è importante piuttosto imparare a conoscerne le caratteristiche e a riconoscerne invece i difetti o le anomalie.
Degustare significa bere consapevolmente e consapevolezza equivale spesso a conoscenza.
Sapere da cosa originano determinate caratteristiche attribuibili al vino o come tali caratteristiche si evolvono può aiutare nella scelta e nell’abbinamento di un prodotto enologico ad un piatto.

Osservare, annusare e degustare sono le azioni utili per l’analisi sensoriale di un vino.
Ed è questo che impareremo a fare durante i percorsi di degustazione a cui sarà abbinato un confronto utile alla comprensione mirata della maggior parte delle caratteristiche percepite durante gli assaggi.

Che un vino sia acido più di un altro, poco importa, ma a cosa è dovuta questa acidità?
E se facciamo riferimento al colore, perché un rosso è più intenso di un altro?
E le bollicine dello Champagne sono a volte più fini ed altre più invasive, perché?

A queste domande è più facile dare una risposta DEGUSTANDO.

Il primo appuntamento con Spetègolemo de Vin.

Per la prima serata del nostro percorso di degustazione abbiamo scelto quattro vini profondamente diversi, ma con forti peculiarità che abbiamo cercato attraverso le fasi dell’analisi, di riconoscere e spiegare.

VINO N° 1: Champagne Roger Barnier.
La finezza del perlage accompagnano in questo assaggio le note caratteristiche di crosta di pane dovute al lungo periodo di permanenza sui lieviti, tipico del processo di produzione dello Champagne (il metodo Champenoise).
In fase di assaggio la grande acidità è stata la caratteristica prontamente recepita dai presenti che hanno però avuto anche il piacere di notare come l’evoluzione della stessa sfoci in un finale armonico e persistente.

VINO N°2: Sauvignon Ronco del Cerò.
Il colore caratteristico giallo paglierino dai riflessi dorati ha subito creato un netto distacco tra questo secondo assaggio e il primo precedentemente citato.
La complessità del vitigno da cui è prodotto origina al naso la nota animale che ha spiazzato gli assaggiatori, ma li ha anche stupiti quando ammorbidendosi ha ceduto alle somiglianze con la foglia di pomodoro e frutta esotica.
L’acidità forte del Souvignon di Venica ha accompagnato nel finale della degustazione, la sapidità caratteristica di questo vino e la sua netta persistenza.

VINO N°3: Pinot Nero Riserva Mazon Hofstatter.
Con il terzo assaggio, abbiamo compiuto un salto e siamo passati alla degustazione di vini rossi anche piuttosto importanti.
Il Pinot Nero con il suo colore rubino leggermente scarico, ha estasiato i presenti. Il palato fresco e le sue note di frutti di bosco hanno accompagnato durante l’analisi olfattiva i sentori di muschio caratteristici.
L’acidità e il carattere spigoloso hanno lasciato spazio sul finale, a sentori di tabacco che hanno contribuito ad ammorbidirne il palato.

VINO N°4: Brunello di Montalcino Lisini.
Dulcis in fundo, uno dei capisaldi della tradizione enologica nazionale che con il suo colore rubino intenso dai riflessi granati ha ammaliato i partecipanti alla degustazione.
La contrapposizione netta delle percezioni olfattive quasi dolci a quelle palatali sicuramente più spigolose dovute al tannino ancora fortemente presente è stata oggetto di discussione nel corso dell’analisi del Brunello in degustazione.

 

Con quattro nuove fantastiche etichette segnate nell’agenda dei vini da ‘tenere a mente’ abbiamo concluso la prima entusiasmante serata leggermente più consapevoli e pronti per il prossimo step.

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